Wednesday, December 21, 2005

LUCARELLI, TI PREGO, DICCI CHI SARA' IL NUOVO ROBERTO CALVI!

Ha ragione Lucarelli, è indiscutibile!

La realtà italiana supera di gran lunga la fantasia di qualsiasi romanziere: volete emozioni, intrighi, thrilling, suspance ecc.?
Bene, leggete i giornali...non che diano un quadro completo, non che siano proprio obiettivi ma una bella infarinata ve la fate di sicuro!

Da un po' chiunque ascolti anche di sfuggita i vari tg sente ripetere con insistenza i nomi di certi personaggi...alcuni di essi erano già conosciuti per via delle cariche da loro ricoperte, altri erano emeriti "signor nessuno" venuti alla luce della ribalta finanziaria grazie a questo o quel miracolo economico.

Era nell'aria ed ora la bomba è deflagrata! Stiamo assistendo all'alba del più grosso scandalo finanziario dai tempi di Roberto Calvi e del Banco Ambrosiano.

Finalmente qualcuno pagherà il proprio conto con la giustizia...a giudicare dalla rapidità con cui le indagini procedono, una vera macchia d'olio che coinvolgerà anche politici spioni, i tempi dovrebbero essere abbastanza stretti.

Perfino il Governatore della Banca D'Italia, Antonio Fazio, ha ceduto! Lui, che ha resistito fino a questo momento, aggrappato alla sua poltrona con unghie e denti; lui, che le vicende Cirio e Parmalat se le è mangiate per colazione e poi ha fatto anche il ruttino!

Volete farvi due risate? Leggetevi pure il comunicato delle sue dimissioni, da spisciarsi!

Ma quello che la gente vuol sapere da Lucarelli è: chi vincerà il premio del personaggio chiave, quello a conoscenza di tutte le nefandezze?

In cosa consiste il premio? Una bella cravatta modello Ponte dei Frati Neri.

Allora? Nessuno che si faccia avanti per un premio tanto ambìto? Magari sarebbe più gradita una fornitura a vita di caffè Sindona?

Data la trama intricata sarebbero tanti gli aspiranti, da Ricucci a Fiorani, da Fazio a Billè, passando naturalmente per Consorte e compagnia bella(non me ne vogliano coloro che si sentono ingiustamente esclusi da questa lista di gente meritevole ma l'elenco diventerebbe lungo e noioso).

Oh Lucarelli, visto che le luci dei riflettori hanno improvvisamente intimidito questi semi-dei, divorati dalla loro stessa avidità, dicci tu: chi sarà il Roberto Calvi del 2005?

Sunday, December 18, 2005

Trenitalia -- il treno fantasma

Dall'11 dicembre trenitalia ha soppresso tantissimi treni.

Quelli che rimangono sono in netto ritardo sempre!!!.

Invece che fornire nuovi servizi, li tolgono.
Invece che dare nuove possibilità, soddisfare e servire il cliente, lo frustrano con ritardi non annunciati, coincidenze inesistenti ed altri dolci pensieri.

E Spendiamo milioni e milioni di € per fare passare il treno della luce, che non serve a nessuno, non ha senso dal punto di vista economico, è un suicidio dal punto di vista ecologico, è un disastro dal punto di vista ingegneristico, e non riusciamo a far andare i treni normali

I Macchinisti scendono dalle locomotive perchè queste non ri spettano gli standard di sicurezza

E la gente è un pò incazzata e scende in piazza in tranquillità per dimostrarlo.

E tutti a dire bravi che nn avete fatto casino...
Se succede casino, cattivi che avete fatto casino...

e non cambia mai nulla

Che nervi.

Sunday, December 11, 2005

TAV -- Domandi con le parole, ti rispondono con i manganelli.

Perchè?
Perchè?
E' questa la domanda fondamentale che mi pongo di fronte a tutto questo ..

Il comitato per il no ha delle ragioni chiarissime basate sui numeri e dati chiari in tabelle sul perchè la TAV non serve a nessuno, su perchè provoca solo danni, sul perchè sarebbe soltanto uno spreco dei soldi pubblici, che detto tra noi, sono molti di + di quelli che servono per il ponte di messina .

Sono scaricabili dalla rete e sono accessibili : Le ragioni del NO

Il comitato per il SI non ha numeri, non ha dati, non ha nulla di ufficiale sul perchè farla.

Non parlo dell'aria fritta io parlo di numeri!!! dati!!!

Sui quotidiani italiani non si trova niente che possa portare alla luce le ragioni di questa opera ...
Molto interessante lo studio fatto da un docente italiano, insieme alla sua classe di studenti, per valutare la possibilità di ottenere delle informazioni sul perchè fare quest'opera Le ragioni del sì dai quotidiani italiani

Quindi mi chiedo...

ed inizio a farmi delle domande ...
tipo:
E' normale che la polizia picchi dei dimostranti pacifici?
E' normale che una delle due ditte che ha ricevuto l'appalto sia della moglie del ministro dei trasporti italiano, Lunardi ?
E' normale che possa succedere tutto questo in un paese democratico?

Concludendo siamo messi così:

D: Perchè fate la TAV?
R: Perchè serve allo sviluppo dell'italia ...

D: Ma su che dati vi siete basati?
D: Sugli studi ambientali che affermano che sarà un disastro ecologico?
D: Sul calo del traffico delle merci che sta investendo quella tratta?
D: Sul non dover potenziare una ferrovia già esistente che è sfruttata solo al 38 % ?
D: Sul fatto che una delle due ditte che ha vinto l'apppalto, è di proprietà della moglie del ministro dei trasporti italiano, Lunardi?

R: ...
R: Manganelli per favore, azittite questi anarchici insurrezionalisti .

Friday, December 02, 2005

Non Siamo Pirati

E' tanto tempo che sento una campagna denigratoria e sbagliata, portata avanti dai media ufficiali, quali la televisione, i giornali e quant'altro.

In breve che cos'è un hacker :

Hacker non è una parolaccia. Gli hacker non sono pirati, non sono delinquenti. Un hacker, quello vero, è una persona che non vuole vengano posti vincoli alla conoscenza. Vuole capire. Un vero scienziato *deve* essere hacker. E' grazie all'hacking che oggi esistono i personal computer (il primo è stato costruito nel garage di casa da Jobs e Wozniak, e lo trovate sempre nel Science Museum di Londra). Così anche Unix e Linux, e gran parte del software libero sono opere di hacker. Nella mia definizione sono da considerarsi hacker anche Meucci o Marconi. Persone che vogliono capire, conoscere. Tutti siamo protagonisti e possiamo arricchire il mondo con il nostro contributo di creatività , perché siamo esseri umani. In questo sono un hacker e invito tutti a diventarlo.

preso dal manifesto di questo sito
nonsiamopirati

La libertà è una cosa seria.
Non può essere accettato che alcuni signori con interessi molto chiari si dilettino a dirci che cosa dobbiamo scegliere...e non lasciarci nessuna possibilità di scelta.

Non esiste che un Tronchetti Provera risponda alla domanda:
cosa ne pensa della controinformazione?

con:
La controinformazione non esiste. E' un'invenzione. Uno strumento che serve durante i regimi e in Italia il regime non c'è. Noi dobbiamo formarvi come nuova classe dirigente e dovete affidarvi a ciò che vi viene detto dai quotidiani in classe, Il resto non esiste..



Quindi è necessario combattere. Anche in ambito informatico.
Qui sotto il manifesto del sito sopra citato.


NONSIAMOPIRATI.ORG
Il manifesto: 10 e lode a chi copia

Questo sito si potrebbe anche chiamare 10 e lode a chi copia e ora vi spiego perché .

Prima di continuare però occorre chiarire da subito che contrariamente a quanto scritto in altri siti qui c'è il nome e cognome (quello vero, non nickname) degli autori con tanto di qualifica e e-mail.

Inizio io che sono il promotore: Renzo Davoli, sbarco il lunario facendo il professore di Informatica all'Università di Bologna, e il mio indirizzo ufficiale è renzo(at)cs.unibo.it.

Seguitemi e vi spiegherò perché divulgare software musica libri non solo non è vietato, ma è un obbligo se non volete perdere la vostra libertà , leggete però completamente questo documento prima di mettervi nei guai trasferendo a destra e a manca le cose sbagliate.

Copiare software, musica, film, immagini, libri, poesie è vietato? La risposta esatta non è "No", è "dipende". La volontà dell'autore è il primo parametro. Esistono numerose opere protette da licenze che consentono la duplicazione. Esistono poi opere che possono essere copiate e divulgate perché gli autori sono morti da più di 70 anni. In quest'ultimo caso fate attenzione che anche l'esecuzione ha diritti.

Facciamo esempi concreti.

- Se copiate il programma OpenOffice e lo regalate ad un amico (o lo vendete al prezzo che preferite) non solo non fate nulla di male, anzi vi ringraziamo di averlo fatto. Openoffice è software libero: non solo lo potete liberamente copiare e distribuire, ma anche studiare, modificare, migliorare. Non ha segreti.

- Se prendete un passo della Divina Commedia di Dante e lo trascrivete, fotocopiate il foglio da voi scritto o spedite il file via rete fate un bene alla cultura. Se volete trascrivere l'intera Divina Commedia non avete nulla da temere, solo perdete il vostro tempo perché c'è chi l'ha già fatto. Copiate liberamente il documento e regalatelo agli amici.

- Se volete proporre la vostra esecuzione della Toccata e Fuga in Re minore di J. S. Bach, voi potete disporre dell'esecuzione, potete quindi diffonderla con licenza di libera copia. Esistono nel mondo depositi di esecuzioni, spartiti, file MIDI per i quali è consentita la copia e la distribuzione per volontà degli autori del brano musicale e della trascrizione/esecuzione. Attenzione però : spesso le esecuzioni registrate sui dischi sono protette. Quindi anche se la Toccata e Fuga non ha più vincoli per la libera distribuzione la specifica esecuzione protetta non può essere copiata.

- Potete copiare *completamente* questo testo e lo regalarlo agli amici, potete pubblicarlo su un giornale o stamparlo e appenderlo in camera a mò di quadro. E' vietato però prenderne solo alcune parole o alcune frasi perché questo potrebbe travisarne il contenuto. La licenza "verbatim copying" posta in fondo al documento significa proprio questo.

La musica, la letteratura, il cinema, le immagini, il software sono forme di cultura e non deve mai venir negato il diritto di libero accesso alla cultura. Non sono qui a dire di violare le leggi ma semmai di cambiarle. Voglio inoltre ribadire con fermezza che chi copia non è un pirata: chi copia opere protette viola un contratto ed è perseguibile penalmente secondo le leggi vigenti, ma nessuno deve divulgare l'idea che copiare qualsiasi libro, immagine, brano musicale, film o programma sia illegale.
QUALCOSA NON VA.

Recentemente il sole 24 ore (inserto @lfa, 31 marzo 2005 pag. 11, fonte Cachelogic) ha pubblicato un rapporto sul traffico di rete in europa e negli USA. Ne è risultato che il 66% del traffico negli USA e il 53% in Europa è relativo a comunicazioni peer-to-peer. Lungi da me la criminalizzazione della tecnologia peer-to-peer che uso correntemente per scambiare software libero (e pertanto materiale completamente legale), ma non si può nascondere la testa sotto la sabbia: è chiaro che gran parte di quel traffico è dovuto a copie non autorizzate. E' altrettanto chiaro che la maggior parte delle sottoscrizioni a connessioni veloci per Internet sono state realizzate per poter fare "scaricamenti scorretti". Tra l'altro in questo c'è un bel conflitto di interessi fra i provider che hanno tutto l'interesse a chiudere un occhio e le major che vorrebbero le pubbliche gogne, carcere e lavori forzati per quei "piratoni", (una buona percentuale della popolazione).

I pirati erano predoni dei mari che razziavano tesori, beni materiali, spesso per conto dei potenti e regnanti dell'epoca. C'è una differenza fondamentale fra rubare beni materiali e copiare in modo non autorizzato un elemento di cultura. Nel primo caso il derubato non ha più il bene perché è passato nelle mani del ladro, nel secondo entrambi possono godere dell'opera, sebbene in modo non autorizzato. La volontà dell'autore, nonché la paternità dell'opera sono sacre, l'atto compiuto è quindi sicuramente immorale e non deve essere compiuto. Però non è pirateria, il termine è improprio.

La copia non autorizzata è spesso una risorsa. Questo per esempio lo sanno bene le ditte che vendono software proprietario. Ci sono tantissimi programmi che costano migliaia di euro che sarebbero ancora sconosciuti se non ne esistessero numerose copie non autorizzate. Vogliamo fare un esempio concreto? Con nome e cognome? Parliamo di Adobe Photoshop. Sono convinto ci sia in moltissime famiglie e pochissimi abbiano pagato il prezzo del prodotto. Adobe sta forse fallendo? Ha messo l'iper super ultra strumento di protezione? no. Semplicemente con i suoi altissimi prezzi rientra dei costi delle copie non autorizzate facendole pagare agli utilizzatori professionali, aziende, enti, e qualche volta anche scuole. Esempi simili si possono fare coi sistemi operativi e strumenti di office automation di Microsoft e con software di altre marche. Le copie non autorizzate sono spesso strumento pubblicitario e il conto del mancato guadagno con fanstastiliardi di perdite un falso perché quei prodotti non avrebbero avuto diffusione se non ci fossero state le copie abusive per farli conoscere.

Parliamo di musica? La rete è senz'altro uno strumento per la diffusione di cultura, anche musicale. Moltissime sono le copie non autorizzate (ripeto immorali, condannabili) di opere musicali. A questo problema si possono dare due risposte: quella bellica, con perquisizioni e sequestri, anni di galera e pubblica gogna per chi copia, o fermandosi a pensare al motivo del fenomeno. Un ragazzo copia in modo non autorizzato un brano musicale perché tutto il mercato relativo al mondo musicale non ha saputo adattarsi ai tempi. Due sono gli elementi: quello economico e quello sociale. Dal punto di vista economico il voler produrre, trasportare, immagazzinare supporti in un mondo dove ormai il dato è immateriale rende il prezzo del disco esageratamente alto rispetto al valore attribuito al bene. Dal punto di vista sociale è esplosa la civiltà della comunicazione. Blog, Wiki tutti sono protagonisti, tutti vogliono esistere. Fine della televisione con i telespettatori, è nata la rete coi reteprotagonisti. Questo fenomeno sta evolvendo molto rapidamente e coglie impreparati discografici, produttori cinematografici, editori e politici. I potenti di fronte ad un nuovo fenomeno che non riescono a spiegare o a imbrigliare al loro volere lo demonizzano e iniziano a varare norme liberticide. Torniamo al concreto e alla musica. I discografici sono abituati a decidere a tavolino i successi dell'estate, dell'inverno e delle mezze stagioni e a governare un mercato. Spesso gli autori e i cantanti in questo gioco prendono solo le briciole e comunque non si diffonde il meglio della musica ma quella più sposorizzata. Se molti sono i canali di diffusione della musica e il prezzo del brano musicale crolla, questo impero e queste imposizioni crollano anch'esse. Si viene a formare un libero mercato: quel libero mercato tanto invocato e nominato che in realtà è uno spauracchio per chi detiene le posizioni di predominio: produttori, editori e SIAE. Questo è il vero motivo per il quale esistono i metodi di DRM (Digital Right Management), cioè i metodi di protezione da copia. La EUCD è la legge che punisce chi tenta di capire come funzionano i metodi di protezione da copia e vieta di pubblicare informazioni al riguardo. E' una legge totalmente liberticida (per la cronaca approvata sotto un governo dell'Ulivo). Ora le protezioni dalla copia servono per evitare la copia? Solo uno sprovveduto potrebbe cascarci. I contenuti testuali o multimediali devono alla fine essere percepiti da un essere umano, altrimenti non servono a nulla. Tutto ciò che è percebibile, è nuovamente digitalizzabile e quindi "sproteggibile". I puristi mi diranno che un'opera ridigitalizzata può perdere in qualità . E' vero, ma per ascoltare la canzonetta dell'estate con il walkman nessuno avvertirebbe la differenza. (Gli audiofili usano dischi in vinile, con amplificatori valvolari, il digitale è già una bestemmia per costoro). Allora a cosa serve il combinato disposto dei DRM e dell'EUCD? Semplice: a togliere libertà . Per poter vedere un DVD regolarmente acquistato io non posso usare la mia macchina Linux, perché dovrei installare un software, il DeCSS, che contiene il codice, quindi la spiegazione, di come sono protetti i DVD. I DVD possono solo essere visti con Windows o al massimo con MacOS. Capite? DRM+EUCD divide il mondo (a detta loro) fra i buoni (che usano Windows o altro software proprietario) e i cattivi (che usano Linux o altro software libero). Cosa ha Linux di tanto cattivo? Che è trasparente, che si può analizzare fino nei minimi dettagli, che non ha segreti. E' pertanto equo, ogni software, musica, altro contenuto multimediale ha la stessa dignità . Vince il migliore, c'è una vera meritocrazia, altra parola vuota sempre negata nei fatti in passato da chi l'ha pronunciata.

Con la scusa di proteggere il mondo dall'invasione dei pirati copiatori vogliono imporre metodi per decidere in ogni sistema cosa è legale leggere, udire, vedere e cosa no. Usando sistemi che nessuno può sapere come sono fatti (e guai a chi prova di scoprirlo) in realtà si pone in essere un colossale strumento di censura. Allora, sono i "buoni" quelli che usano i programmi proprietari o i "fessi"? I veri pirati chi sono? Quelli che sottobanco, in modo non autorizzato divulgano elementi di cultura (ripeto ancora una volta: atto immorale e condannabile) o sono pirati coloro che vogliono rubare la libertà di diffonderla la cultura? Sono più simili ai pirati questi ultimi, perché una libertà al contrario della conoscenza, è come un bene materiale, se me l'hanno rubata non ce l'ho più .

Ogni legge che vieti di capire o di studiare qualcosa è un grave atto di pirateria. Uno studioso francese ( Guillermito ) è già stato condannato in primo grado perché mostrava come alcuni antivirus fossero inefficaci. Svelava pubblicamente segreti e falle di strumenti di sicurezza e di protezione. Siamo forse più sicuri ora? No. Chi quelle informazioni non dovrebbe conoscerle le conoscerà lo stesso, e al contrario gli altri avranno una falsa sensazione di sicurezza che in sè è peggio dell'insicurezza. Ma i produttori di antivirus faranno affari d'oro. Se andate a Londra, non mancate di passare al Science Museum, dietro al National History Museum dalle parti di Cronwell Road. L'entrata è a offerta libera come in quasi tutti i grandi musei pubblici di Londra, British Museum e National Gallery compresi (che grande insegnamento, io pagherei molto volentieri più tasse per avere tutti i musei aperti e liberi, quanto ci guadagneremmo tutti in termini di cultura e turismo!). Al Science Museum, dicevo, nei sotterranei c'è una sezione che spiega come funzionano le serrature e come con due ferri uno piatto e uno con una punta ad L si forzano le serrature a tamburo. Perché il direttore del museo non è in galera? Non è che non sapendo che con una bottiglia uno straccio e un pò benzina si costruisce una Molotov si sconfigga il terrorismo o la violenza negli stadi. La conoscenza è libera. L'uso improprio della conoscenza no. Anzi è la cultura che riduce l'uso improprio della conoscenza, non l'ignoranza.
COSA FARE

Come esiste un consumo etico occorre sviluppare una società dell'informazione etica con una informatica etica.

1- Divulgare l'etica hacker. Hacker non è una parolaccia. Gli hacker non sono pirati, non sono delinquenti. Un hacker, quello vero, è una persona che non vuole vengano posti vincoli alla conoscenza. Vuole capire. Un vero scienziato *deve* essere hacker. E' grazie all'hacking che oggi esistono i personal computer (il primo è stato costruito nel garage di casa da Jobs e Wozniak, e lo trovate sempre nel Science Museum di Londra). Così anche Unix e Linux, e gran parte del software libero sono opere di hacker. Nella mia definizione sono da considerarsi hacker anche Meucci o Marconi. Persone che vogliono capire, conoscere. Tutti siamo protagonisti e possiamo arricchire il mondo con il nostro contributo di creatività , perché siamo esseri umani. In questo sono un hacker e invito tutti a diventarlo.

2- Costruire sulle spalle dei giganti. Cercate la conoscenza, non fermatevi alle apparenze. Non abbiate mai timore di chiedervi e chiedere: "Perché ?". Questo si fa così !, Perché ?, Quell'altro è così ! Perché ? Se oggi possiamo ancora generare nuove invenzioni, scoprire nuove leggi della natura o scrivere nuove pagine di cultura è solo potendo conoscere il pensiero di chi ci ha preceduto. Se ci si alza sulle spalle dei giganti si può guardare oltre. Chi non tenta di capire vedrà sempre il mondo con la prospettiva dei nanetti. Avete mai pensato che le scoperte e le innovazioni sono spesso contro il business? Chi ci guadagna nella situazione attuale vede la ricerca e l'evoluzione come massimi pericoli e deve fare di tutto per ostacolarle. Se si divulgasse la scoperta di una automobile che funziona senza il un derivato del petrolio e magari inquina molto meno di quelle attuali di colpo alcune potenze economiche crollerebbero. Se non si tentano sempre di capire funzionamenti e fenomeni si viene abbindolati dalla falsa conoscenza, non c'è vera innovazione e questo rende tranquilli i potenti nei loro troni. E' vero che una persona non può conoscere tutte le materie e proprio per questo l'unico modo per salire sulle spalle dei giganti è comunicare, uno sa una cosa, uno ne sa un'altra, ci si confronta, si cresce insieme. E' proprio su questo punto che si concentrano le leggi liberticide, le linee guida sull'istruzione, si vuole limitare la capacità di comunicazione del singolo.

3- Disinnescare l'antiglobalizzazione delle culture e delle informazioni Si parla troppo spesso e a sproposito della globalizzazione e antiglobalizzazione. I termini global e no global oggi fanno riferimento alla globalizzazione dei mercati, cioè degli interessi di pochi. Quelli che si dicono globalizzatori dei mercati, sono gli stessi che promuovono una nuova "babele" per le comunicazioni. Vengono separati i motori di ricerca, un italiano deve cercare sui siti consigliati per gli italiani, o nell'ordine di preferenza per italiani. Non si educa a leggere criticamente la stampa internazionale ma ci si crogiola sulle notizie provinciali del nostro paese. Trovate il modo di parlare con le persone di tutto il mondo, per avere più punti di vista eterogenei. Cercate di consultare materiale informativo internazionale, rifiutate l'idea che tutto debba venir tradotto e confezionato per l'opinione pubblica italiana. Viaggiate, non nei villaggi turistici ma in mezzo alle persone di altri popoli. E chiedete, domandate, confrontatevi.

4- Divulgare la cultura alla divulgazione della cultura. L'ignoranza è un business, anche quando è mascherata da cultura professionale o cultura per il lavoro. Non esiste cultura per questo o quello, esiste cultura tout-court. Rifiutate l'idea che qualcuno vi dica cosa è bene sappiate e cosa è bene non sapere. Qualsiasi conoscenza mnemonica e meccanica non è cultura, non eleva la persona, anzi la rende schiava di un ruolo che non può cambiare non avendo gli strumenti di aggiornamento e di evoluzione delle conoscenze. Nulla deve frenare la creatività dell'essere umano. Così in pratica una patente europea per l'uso degli elaboratori non è informatica, anzi è completamente controproducente culturalmente. E' uno spot pubblicitario per una sola azienda (Microsoft) e fornisce conoscenze meccaniche. Tra l'altro è europea per modo di dire. Io da anni mi diverto quando sono in convegni internazionali a chiedere ai colleghi di altri atenei europei cosa ne pensano della famosa patente. La maggior parte delle volte mi dicono che non la conoscono, qualcuno ne ha sentito parlare ma come corsi di società private (come il CEPU per intenderci). In Italia si vuole mettere in tutte le scuole e nelle Università . Che figuraccia! Abbiamo università fra le migliori al mondo, non è un caso che si vogliano importare i "cervelli italiani". Relegandole a strumenti di formazione professionale in realtà le denigriamo e buttiamo via una ricchezza inestimabile. Una università guidata dalle richieste aziendali sarà ricca di denaro, ma povera di contenuti, chi possiede un mercato non cerca vera innovazione. Una università guidata dalle aziende è come una televisione guidata dall'auditel. Viva la qualità . Al contrario l'università deve essere la fucina delle idee e deve creare nuova ricchezza, nuove aziende su nuove idee. Viva la libera concorrenza. Ma quella vera.

5- Esprimere al meglio il proprio ruolo per mantenere le libertà . Ognuno ha un ruolo in questo gioco, provo qui a fare alcuni esempi "operativi".

--Produttori di contenuti

Siete artisti, scrittori, inventori? State ancora credendo alla favola di poter diventare le "veline" di turno della editoria o dell'industria? Se credete che gli editori selezionino le migliori opere e che con un brevetto possiate diventare ricchi vi auguro buona fortuna. L'esperienza purtroppo mi insegna che non è così . Gli artisti vengono scelti per la vendita che possono ottenere e se non avete migliaia di brevetti e soldi a palate per un mega ufficio legale nell'industria il pesce più grosso si mangia il pesce più piccolo. Visto che siete "creativi" siatelo anche nel modo di proporre le vostre opere. Facciamo un esempio con la musica. Avete idea di quanti soldi supermercati e negozi spendono per la SIAE? Bisogna studiare il modo (un consorzio, una cooperativa) che fornisca ai negozi e supermercati musica alternativa non coperta da contratti SIAE per esempio quella rilasciata sotto creative commons. Gli autori possono farsi conoscere, e guadagnare poi su concerti, gadget. Ma i supermercati possono anche vendere i CD masterizzati all'istante con i brani che sono piaciuti riconoscendo una percentuale agli autori direttamente. Se il prezzo è onesto è molto più comodo avere il CD pronto che dover perdere il tempo a cercare il materiale in rete, prepararlo etc. I negozi al tempo stesso dovrebbero risparmiare di pagare diritti. Si chiama sinergia, due utilità che si incontrano. Per i programmatori e le software house la soluzione è ormai consolidata. E' il software libero. Tante piccole imprese o singoli professionisti che custodiscono il loro piccolo segreto di qualche migliaio o decina di migliaia di righe di codice sono pesci piccoli in balia delle onde e delle multinazionali/pesci grossi. Sono ridicoli. E lo sono ancora di più quando di lasciano abbindolare dall'idea che una assurda pretesa di un brevetto sul software le possa proteggere. Ci sono centinaia di programmatori che stanno facendo gli stessi programmi perché uno non vuole far vedere all'altro la propria soluzione. Il risultato netto è che enormi energie vengono sprecate, le soluzioni costano tanto e la competitività è scarsa. Se avete un'azienda seria o siete professionisti seri, con conoscenze e idee, rilasciate il software in modo libero. Vi consiglio la licenza GPL di GNU. Non guadagnerete dalle licenze ma mostrerete le vostre capacità , l'assistenza del prodotto, le personalizzazioni, in breve i servizi vi verranno richiesti e retribuiti. GPL vi garantisce che se un concorrente vuole fare una miglioria al vostro prodotto non potrà approfittarsi del vostro lavoro, dovrà anch'esso rilasciare il programma con la stessa licenza (col sorgente) e sarete ad armi pari. Gli acquirenti (quelli istituzionali e le aziende) si stanno accorgendo che non possono dipendere da un fornitore di software proprietario, sarebbe come assumere farmaci senza che ci sia scritta la composizione. Quelle software house che non sapranno adattarsi ai tempi soccomberanno, come purtroppo è giusto che sia, mercato e jungla in fondo si assomigliano.

--Studenti/Giovani

"Io voglio capire". Questa deve essere la chiave di volta dell'istruzione. La cultura è ricchezza interiore, è come accumulare un tesoro di blocchetti di lego di conoscenza e trovare poi con estremo stupore che si possono combinare per tante piccole costruzioni/scoperte quotidiane. Occorre sempre imparare con l'entusiasmo di un bimbo. E non fatevi mai la domanda sbagliata che è "a cosa mi serve"? A cosa serve allora la musica o la poesia? Aboliamole! Quanta confusione c'è in giro. Pensate che c'è ancora chi pensa che la matematica serva a "far di conto". Chi l'ha ben capita sa che è molto vicina alla filosofia o alla poesia e c'entra veramente poco coi pallottolieri. Lo stesso concetto di numero ha una storia e un fascino. E' per quello che tutte le volte che sentite che una cosa la state mettendo nella vostra mente per il voto del giorno dopo e per dimenticarla in quello successivo dovete dire no. Sto sprecando la mia giovinezza e spegnendo la mia creatività . Ricordate che i docenti sono al vostro servizio per darvi conoscenza e non voi al loro per compiacerli. L'informatica è quella magnifica scienza che amo e insegno. Il cuore dell'informatica è scomporre i problemi, analizzarli, darne una descrizione operativa in algoritmi. Il word processor è un tipo di programma, così come il foglio elettronico. Non è l'informatica. Sarebbe come dire che 42 e pigreco sono la matematica. Che si insegni ad uno studente cosa è un word processor o un foglio elettronico è corretto, come insegnare i numeri interi e irrazionali in matematica. Che si pretenda di sprecare il loro tempo per ricordare che il grassetto è la seconda voce del terzo menu è offendere questi ragazzi, è togliere loro la possibilità di imparare qualcosa che veramente li faccia crescere. Studenti rispondete: "Un manuale lo sappiamo leggere". Affermo qui pubblicamente che io non sarei capace di superare gli esami della patente europea, e penso che la maggior parte dei miei colleghi professori universitari di informatica sarebbero come me bocciati. Ci sarà un errore da qualche parte no? Non è che siamo tutti dei somaroni incompetenti, la produzione di risultati scientifici in materie informatiche è molto rilevante in Italia (nonostante la scarsezza di finanziamenti rispetto ai colleghi stranieri). Il problema è che si tende a far passare per informatica ciò che informatica non è . Se fossero esami di vera informatica (algoritmi, complessità , computabilità , etc.etc.) la categoria ne uscirebbe con risultati eccelsi. Provate a prendere un luminare dell'analisi matematica e chiedetegli di fare a mente 123456789 moltiplicato 11334455. Questa è l'offesa dell'ECDL all'informatica. E se no se ogni oggetto di uso comune con un manuale va insegnato a scuola con lezioni e patenti specifiche allora non vedo perché l'ECDL sia stada adottata e invece la patente europea per l'uso dei telefoni cellulari (EPPDL, www.eppdl.org) no. Siamo in attesa della EEDL (patente per l'uso degli ascensori), EPABXDL (patente per l'uso dei centralini telefonici). A quando la European Toilet Driving License? Sapete com'è , l'uso dello sciacquone... Siete i protagonisti, ora, adesso, qui. Non è diventando veline o entrando nel reality show che si diventa qualcuno. Anzi quello è proprio il modo per diventare un "nessuno", cosa rimarrebbe di voi? Violenterebbero solo la vostra immagine all'interno di un personaggio. Fuggite i luoghi comuni, se un comportamento è comune a troppe persone scatti in voi un campanello di allarme.... "voglio veramente anch'io essere così ?". "Qualcuno mi sta imponendo questo comportamento?" Usate la rete per comunicare: è ciò che la rete vi consente di fare. Arricchite il mondo con la vostra esperienza e creatività . Non siete pirati che scaricano, siete il nostro (splendido) futuro. Siate furbi, scegliete ciò che è libero, musica, film, software, immagini. Promuovete l'uso di questa conoscenza e generatene di nuova. Perché non scrivete una pagina nella wikipedia? Ognuno di noi sta scrivendo una pagina, e alla fine avremo la più grande enciclopedia mondiale fatta da tantissime persone insieme. Nello stesso modo, per mezzo del contributo di tanti programmatori e inventori sono sono già stati creati tantissimi programmi liberi (non so se qualcuno li abbia contati ma penso proprio siano più di quelli proprietari!) per tante attività : disegno, gioco, scrittura, programmazione. Ci sono in tutte le città circoli che vi possono insegnare a usare software libero (cercate per esempio i LUG, linux user group). Potrete diventare come me "proprietary software free". Sì perché i programmi proprietari come la nicotina, l'alcool e le droghe danno assuefazione e fanno male alla libertà . Quando siete diventati un pò esperti cercate di comperare computer senza sistema operativo, o con preinstallato un sistema libero (cioè non windows). Risparmierete un sacco di soldi e potrete imparare tante cose nuove. Le imparerete davvero perché le potete guardare, studiare, sperimentare. Vedrete che l'informatica è una vera scienza dove le cose si capiscono si analizzano, si risolvono. Per come viene presentata ora sembra solo una scatola chiusa che si fa funzionare per tentativi e quando non funziona si spegne e si riaccende tutto.

--Docenti

Ricordiamo la costituzione. C'è la libertà di insegnamento. Come nessuno deve imporre libri di testo, così nessuno può imporre marche di programmi. Se insegnate con prodotti proprietari voi siete responsabili della spesa che le famiglie devono sostenere quando si potrebbero usare prodotti liberi. E questa non è che la migliore delle ipotesi. Al contrario ciò che spesso si insegna (spero involontariamente) è l'illegalità , il passarsi sottobanco programmi e contenuti. Al contrario potremmo tutti andare a testa alta, docenti e studenti, fornendo CD per la libera copia e distribuzione di programmi e cultura. A proposito dei contenuti: dove sono finiti i docenti che scrivevano gli appunti per i loro studenti? Sono forse morti nella notte dei tempi travolti dai libri patinati? Usate liberliber per la letteratura o la wikipedia. Gli studenti potranno collaborare, sentirsi protagonisti. Ci sono grandi insegnamenti collaterali. A molti giovani oggi mancano metodi di condivisione e di dialogo, in breve mancano obiettivi. I più fortunati trovano gruppi, parrocchie, scout e altro, altri si buttano sulle chat, purtroppo ci sono le vittime di questo meccanismo che magari fragili e posti in un ambiente ostile fuggono. La scuola è momento di collaborazione e mai deve cedere ad essere esempio di piccoli e grandi egoismi. Prendiamo i libri di testo. I bravi docenti, che so per esperienza esistono ancora, potrebbero mettere in rete i loro appunti e sviluppare testi liberamente disponibili in rete. Editori, copisterie potrebbero fare a gara per fornire il testo per chi lo vuole stampato al minor prezzo possibile. Nessun editore lì fuori è sufficientemente anticonvenzionale per accettare una simile sfida? Chi vuole potrebbe poi stamparlo a casa a fascicoli, fare un CD-ROM con tutti i libri dell'anno e usare un calcolatore portatile al posto dei libri di testo. Quale esempio di collaborazione si darebbe agli studenti! Problemi relativi al costo dei libri, al peso degli zaini potrebbero avere se non complete soluzioni almeno nuove prospettive. Il dizionario dei sinonimi e dei contrari che oggi tutti usiamo in OpenOffice è stato scritto dagli studenti del Istituto Keynes di Castelmaggiore (BO) per l'illuminata volontà della prof. Volta, insegnante di lingua e letteratura Italiana. Sono sicuro che gli studenti della professoressa Volta hanno due marce in più dei vostri: una perché hanno una mente flessibile che sarà capace di adattarsi a diversi strumenti, due perché sanno collaborare e dare del proprio per crescere insieme. In più si saranno divertiti per aver fatto cose originali e godranno del piacere dell'artigiano nel vedere i frutti del loro lavoro veramente applicati. Brava! Cosa ci guadagnano i docenti? Sicuramente fama. Aver prodotto la migliore spiegazione di un argomento complesso è già una ottima remunerazione. Aver trovato una tecnica di insegnamento interessante e condividerla significa migliorare tutta la scuola. Se avete pensato di fare i docenti per arricchirvi, penso vi siate già ricreduti. Se avete appunti magnifici e li tenente nel cassetto per i vostri studenti avete commesso un crimine di egoismo contro l'umanità , pubblicateli!

--TUTTI

Pertecipare attivamente alla realizzazione di questo sito con idee proposte, puntatori ad iniziative coerenti con le idee qui espresse.

(C) Renzo Davoli 2005. Verbatim copying and distribution of this entire article is permitted in any medium, provided that this notice is preserved.

Wednesday, November 30, 2005

L'Italia dei valori - ovvero riforme a colpi di maggioranza

La politica italiana è sempre stata animata da forti contrasti e, tanto a destra che a sinistra, i governi che si sono succeduti hanno sempre utilizzato l'arma della maggioranza per forzare la resistenza dell'opposizione, per far approvare questa o quella legge, per portare avanti un certo disegno politico piuttosto che un altro.
Quest'ordine di cose rispetta in pieno la prima regola di quel meraviglioso gioco chiamato Democrazia (ne siamo talmente pieni in occidente che tentiamo di esportarne un po': che ci facciamo sennò con tutta 'sta democrazia?).
Purtroppo la classe politica dimentica troppo spesso la seconda regola del gioco, vale a dire rispettare le minoranze per avere un dialogo costruttivo.
In fondo, gente, si tratta del destino degli italiani, della conduzione di un paese improntata al miglioramento comune, sotto tutti i profili.
Ma senza concertazione tra le parti, politiche e sociali, come può avvenire tale miglioramento?
Con la logica dell'imposizione si mascherano i problemi reali: non si può sostenere che una popolazione "sta bene" perchè sta bene il 51-55% di essa...bisogna cercare di aumentare questa percentuale.
Come? Ma è ovvio: mediando.
Qualcuno è pratico di teorie economiche? Le teorie di Nash, il dilemma del prigioniero e via discorrendo sono l'esempio di quel che andrebbe fatto, portato in scala politica.
Ma sarebbe troppa grazia, probabilmente l'italiano medio anela a molto meno: leggi giuste ed eque, servizi funzionali, un futuro che non ti faccia tanta paura da non voler mettere al mondo dei figli.
E l'apoteosi della dissennatezza è stata raggiunta con la recente approvazione del disegno di riforma costituzionale: un argomento così importante va affrontato con la necessaria maturità politica!
La Carta Costituzionale è alla base del nostro ordinamento dal 1948, stravolgere la Regula Regulorum senza dialettica tra le parti produrrà un Testo migliorabile a prescindere; e non altera forse la sostanza stessa della democrazia?

Qui trovate i principali cambiamenti per sommi capi:
Principali cambiamenti

clan banlieue?

Clan banlieue?

Durante i recenti scontri avvenuti nelle banlieue della capitale transalpina che hanno provocato un certo imbarazzo e suscitato interesse un po’in tutta Europa, sono stati espressi pensieri, ipotizzate possibili soluzioni e teorizzate eventuali cause sulle sommosse nelle periferie francesi. Da quello che è emerso ascoltando i vari dibattiti e leggendo la stampa italiana ed estera, si ha l’impressione che queste rivolte abbiano un carattere etnico-religioso, che siano generate cioè da gente musulmana che rivendica con violenza i propri disagi sociali legandosi al fanatismo religioso, o che addirittura la stessa situazione possa ripetersi nelle nostre periferie. Bene, per quanto riguarda il secondo aspetto preferirei non soffermarmi, data l’inadeguatezza e l’improponibilità del problema rapportato alla nostra realtà nazionale attuale e futura (qualcuno ha provato a comparare le due situazioni, evidentemente perché non ha mai messo piede nelle cité francesi). Per quanto concerne invece il primo punto è necessario fare subito una precisazione, anche se ad ogni modo sarebbe opportuno prima di tutto avere il buon senso di non immolarsi gratuitamente e mobilitarsi di colpo per le cause più svariate quando non si conosce sostanzialmente la radice del problema. Bisogna precisare definitivamente che non esiste alcun legame tra la religione e gli scontri, ma riconoscere allo stesso tempo che la degradazione e la frustrazione sostanziale sono incontestabilmente la causa scatenante. Associare, in questo momento storico, conflitti sociali al fanatismo religioso, legare l’estremismo a questi scontri è incosciente e pericoloso. E’ giusto riconoscere che i quartieri in questione sono dei posti abbastanza tristi, poveri di servizi e divertimenti, ma le persone che ci abitano sono assolutamente normali e non hanno niente a che vedere col terrorismo. Se la maggior parte dei rivoltosi è musulmana è semplicemente perché nelle cité ci abitano quasi esclusivamente musulmani. L’islam condanna la violenza, e questo la Francia lo sa; il popolo francese però è dotato di un profondo spirito rivoluzionario ( eredità spirituale che indiscutibilmente hanno assimilato nella loro cultura dopo i moti del 1789), che li porta ad esternare il proprio dissenso adottando a volte misure estreme. Sono state proprio le dichiarazioni sbandierate, in primis dal mondo politico, ad offendere e provocare gli abitanti delle banlieue, ottenendo come unico risultato l’incalzare di tensione e violenze. Le auto incendiate rappresentano un gesto disperato, uno sfogo impetuoso che maschera però una debolezza sostanziale, un’impotenza politica e un bisogno di considerazione che oserei accostare come comportamento a quello dei bambini, i quali attirano l’attenzione dei genitori con ogni mezzo a disposizione. In fondo, il problema è che questi ragazzi si sentono respinti e discriminati dalla stessa società francese pur facendone parte e volendone far parte, provano un profondo sentimento d’ingiustizia economica nei confronti di un pese che avanza dimenticandosi di loro. L’incapacità di reagire con mezzi politici, il sentimento d’impotenza e d’avvilimento dato dall’essere considerati cittadini di serie b, porta poi a formulare un’accusa abbastanza grave nei confronti dello stato francese: di essere cioè razzista coi propri figli. Francamente ritengo importante ricordare che comunque la Francia è forse il paese che meglio interpreta la concretezza dello stato sociale, il grado di assistenza e sovvenzioni di cui i cittadini usufruiscono è tra i più elevati in Europa. Credo che per affrontare e capire meglio tutta questa storia, sia giusto scindere su due piani differenti le possibili analisi derivanti dal problema in questione. Mi è sembrato interessante discutere inizialmente l’aspetto sociologico, analizzare cioè la psicologia che si nasconde dietro queste sommosse, ora però bisogna spiegare tecnicamente quali sono le difficoltà, i disagi e soprattutto analizzare le rivendicazioni della gente delle banlieue. Cominciamo col dire che le citè sono degli alloggi popolari, solitamente grossi agglomerati di cemento purissimo e grigissimo adornate da strade più deserte dei film western, dove normalmente in ogni casa vive il doppio delle persone consentite e dove non esiste alcun tipo di controllo da parte della polizia o se esistono sono affidati a gente inesperta e terrorizzata solo all’idea. Questi sono solo gli aspetti più positivi del vivere in una banlieue, perchè bisogna ancora considerare ad esempio che sono delle zone a declino industriale, cioè dove nessuno apre un’attività neanche se costretto con la forza; molte di queste periferie sono quasi isolate dai mezzi pubblici, il che alimenta la convinzione di vivere ghettizzati, per non parlare poi dell’insopportabile sensazione di avere sempre gli occhi addosso quando si esce fuori dal proprio ghetto. Lo sapete dove c’è il più alto tasso di disoccupazione in Francia?
Ebbene cominciamo ad analizzarli tutti questi piccoli disagi, proviamo ad immedesimarci un po’…ora, quando davanti ad una disgrazia nella quale due ragazzi perdono la vita, prescindendo dalle cause e dalle responsabilità, come la prendereste se i massimi rappresentanti del governo (nella fattispecie il premier Nicolas Sarkozy) reagiscono con dichiarazioni sprezzanti, definendo teppisti, feccia, gli abitanti delle periferie e impegnandosi cuore e anima per ripulire da cima a fondo le banlieue? Forse cosi riusciamo meglio a comprendere delle reazioni che cominciano già a sembrare più umane, se consideriamo che i giovani delle banlieue non hanno ammazzato nessuno, ma che hanno incendiato delle macchine considerate come il simbolo della società consumistica occidentale. La maggior parte dei francesi non sa neanche come sono morti quei due ragazzi, e tutto sarebbe finito li se non ci fossero state le insopportabili accuse, gli insulti rivolti contro una parte di francesi che si è sentita necessariamente umiliata.
Ora la patata bollente se la stanno dividendo Sarkozy e Villepin, dato che il secondo è subito intervenuto per cercare di calmare gli animi, c’è chi dice che Sarkosy abbia addirittura interessi politici e che possa trarre vantaggio da questa situazione, ma tralasciandola fantapolitica, la mia impressione è che ci sia in atto una sorta di corsa all’idea più geniale. Diverse, infatti, sono state le illuminanti strategie avanzate per risolvere questo problema alla base, ve ne dico due che personalmente ritengo fenomenali. Una è brevettata da Dominique de Villepin, secondo il quale tutti gli studenti stranieri (in particolare proprio i magrebini) che ogni anno numerosi arrivano in Francia, alla fine degli studi non sempre ritornano nel paese d’origine. Ebbene secondo Villepin rimanendo sul territorio gallico, potenzialmente potrebbero vivere in clandestinità e trasformarsi di conseguenza da studenti in perfetti criminali. La seconda, ugualmente affascinante, è legata da un filo sottile alla prima, teorizzando in pratica che uno straniero\a (naturalmente sempre di origine magrebina) vivendo in Francia per molto tempo, possa anche conoscere delle ragazze\i francesi, quindi innamorarsene e costruire magari una famiglia non puramente francese. Ma il problema è che la maggior parte di questi matrimoni sarebbero viziati in quanto non sono unioni frutto dell’amore, ma realizzate esclusivamente per consentire di conseguire la tanto desiderata cittadinanza francese. Per ora il consiglio è di stare attenti a chi vogliate sposare.
Che non ci sia veramente l’amore alla base di questo strano fenomeno?





Angelo Bruno

Sunday, November 27, 2005

La crisi di una nazione. L'economia italiana analizzata dall'Economist

L'economist ha pubblicato un articolo dove parla dell'economia italiana, della condizione attuale dell'italia.

Non sono belle parole, non è per niente rilassante ed anzi è molto turbante.

Link Economist -- in inglese

Estratto in italiano x chi non masticasse l'inglese, o lo volesse leggere in italiano .
Don Chisciotte

Saturday, November 26, 2005

Parlamento Pulito

Da tempo sappiamo tutti chi sono gli illustri signori che abitano le stanze dei bottoni in Italia...
Non è un mistero che accanto a soggetti degni di stima al di là dei propri credo politici vi siano personaggi che non possono essere esattamente definiti il massimo del candore.
Attraverso quel megafono vivente che è Beppe Grillo, più lo si relega ai margini dei mezzi di comunicazione più è capace di urlare il suo sdegno, si sta portando avanti una iniziativa che sta facendo molto discutere, sul web e non.
Si tratta del recente acquisto da parte di Beppe Grillo, con l'aiuto dei suoi sostenitori, di una pagina dell'Herald Tribune in cui si diceva che in Italia vi sono diversi parlamentari che hanno riportato vari generi di condanne (i nomi di questi signori non sono stati pubblicati direttamente ma sono stati forniti i link dove poterli reperire).
Il dibattito è acceso, come si può constatare qui: http://www.beppegrillo.it/2005/11/stand_up_clean.html

Alcuni propongono di esercitare un nostro diritto costituzionale e cioè di promuovere una legge popolare che vieti la candidatura di soggetti con la fedina penale non proprio intonsa.
http://www.beppegrillo.it/2005/11/la_societa_dei.html

Ora altre persone possono contribuire se condividono questa linea

Tuesday, November 22, 2005

La legge 194 -- lo stato laico paga pegno?

E' di questi giorni la notizia sulla controversia aperta dal segretario dell'UDC, riguardo l'istituzione di una commissione d'inchiesta sulla reale applicazione della legge 194.

La legge 194 è quella che regolamenta l'aborto. Perchè un segretario di un partito deve lanciare una battaglia ideologica su un tema come questo, a pochi mesi dalle elezioni, ed a fine legislatura?

Per pubblicità pre-elettorale?
o per ....

Perchè uno stato laico come quello italiano deve sopportare in questo modo l'intrusione della Santa Sede nella sua legislazione?

Sinceramente non capisco questo accanimento contro la possibilità di scelta che viene ora offerta alle persone, alle coppie, alle donne italiane. Che c'è di male? Chi potrà meglio interpretare e capire cosa fare in un momento tanto delicato?
La coppia che si trova all'interno dell'evento, o un parlamentare completamente estraneo alla vicenda?

Difendiamo questo scampolo di libertà dopo il grande errore della fecondazione assistita e della sperimentazione sulle cellule staminali embrionali che potevano, forse, salvare tantissime vite.

Se molte vite verranno salvate, non sarà grazie alla ricerca scientifica italiana, bensì alla ricerca scientifica di altri paesi... e pensare ai nostri centri di eccellenza... e pensare che bisognerebbe lasciare un mondo migliore..

Wednesday, November 16, 2005

Un pò di "luce" sui cieli di Falluja

Esistono, o meglio, hanno diritto di esistere armi chimiche "non vietate"?
Una domanda di questo genere dovrebbe essere retorica mentre c'è ben poco di retorico o scontato intorno a quello che è successo in Iraq dall'inizio di questa assurda ed ingiustificata guerra (non mi riesce proprio di non prendere posizione di fronte alle notizie che giornalmente rimbalzano da un network all'altro).
L'Iraq è stato attaccato per difendere la collettività internazionale dalle sue armi di distruzione di massa, peccato che ad oggi non ne sia ancora stata provata l'esistenza.
Intanto la gente, civili e non, continua a morire sull'uno e sull'altro fronte.
Perchè appoggiare con tanta ottusa cecità la politica estera portata avanti dall'amministrazione Bush quando le presunte ragioni dell'occupazione americana in Iraq vengono smontate pezzo pezzo ogni giorno?
Guardate qua: falluja mon amour
Chi, tra noi, vorrebbe essere considerato complice di questo?
E, da ultimo, chi difende l'umanità dalle armi chimiche (NON VIETATE, PER CARITA'!!) degli USA?

Monday, November 14, 2005

Conferenza delle nazioni unite. Una finestra privilegiata

In breve: Si sta tenendo in tunisia la conferenza delle nazioni unite, volta a controllare e regolamentare la rete.
Tutte le delegazioni sono lì presenti e la discussione è ovviamente abbastanza seria nonchè interessante per le immaginabili ripercussioni.

La novità: La novità questa volta è che è possibile seguire le vicende di questo evento, dal basso. Infatti un delegato italiano presente a questa conferenza tiene un blog, in cui rende noto lo sviluppo della questione. Day by day.

La via: Pensate se si riuscisse a creare un'infrastruttura di questo tipo, dove le informazioni provengono da persone informate dei fatti, molto semplicemente perchè sono loro i protagonisti, e non da i classici mezzi d'informazione, il più delle volte approssimativi, non oggettivi e disinformati

Friday, November 04, 2005

sta cominciando la fine

Sta cominciando la fine



In questo che sembra essere un momento di propaganda alternativa e forse anche un pò sovversiva, dove rispuntano fuori gli epurati dalla televisione, dove vengono criticati i palinsesti televisivi,dove la gente non viene più etichettata di destra o di sinistra, ma rock o lenta, e dove l’Italia ha il bisogno di dividersi tra Albano e la Leccio, sento di dover esprimere il mio punto di vista.
Sembra che i primi, importanti segnali stia arrivando, ma sarà veramente l’inizio della fine?
Analizzando tutta questa serie d’improponibili contraddizioni davanti al televisore, durante un pausa pranzo, in un consueto momento di zapping sfrenato, mi sono ritrovato di fronte ad una piacevole sorpresa, e non parlo del nuovo doppio appuntamento con i Simpsons, ma del ritorno geniale del coinvolgente Blu notte di C.Lucarelli, una comparsa inaspettata, ma decisamente gradita.
Credo che questa scelta audace e particolare, sia in decisa controtendenza, innanzi tutto rispetto all’usuale collocazione oraria del programma, e che si allinei al tentativo di voler cambiare qualcosa nella nostra forma di comunicazione e di fare informazione.
Ebbene la franchezza, la veridicità e la voglia di giustizia, racconta magistralmente da parte di C.Lucarelli, cosi sfrontatamente esposta agli italiani, mentre sono tutti a tavola a mangiare, non più quindi inosservata, segregata e occultata in orari poco popolari è un altro buon segnale anacronistico, fatto contro quel tentativo d’assoggettamento culturale al quale siamo esposti da tempo.
Proprio Lucarelli che qualche giorno fa ,in occasione del trentesimo anniversario della morte del maestro Pasolini, delle circostanze misteriose legate ad essa e ai dubbi usciti dal processo, ricordava come il suo spirito non fosse tanto morto, ma anzi si sia perfettamente conservato e che il suo sia stato un grosso esempio su come porsi sempre delle domande, di come bisogna analizzare la società e desiderare la cultura.
E allora la linea sottile che unisce tutti questi personaggi, da Lucarelli a Pasolini, da Celentano ai reality, è forse proprio la voglia di distaccarsi da una realtà contraddittoria, bugiarda, che ci sta stretta.
Si sta provando ad esprimere francamente e liberamente il proprio disagio o cercare vie alterne al nostro bisogno di sapere, osservare quello che ci sta attorno giudicandone appunto l’incredibile contraddizione che genera.
La contraddittorietà di aver un premio nobel come Dario Fo che non ha spazio per esprimerci il suo
talento, un uomo come Beppe Grillo considerato dalla stampa di tutto il mondo un grande
precursore, intenditore d’economia e che in Italia non può più illuminarci in televisione, e di contro avere il signor Feltri o la Lecciso ogni giorno che parlano a migliaia d’ italiani… ma non è di questi nostri illustri rappresentanti che vorrei parlare; preferirei fare una precisazione sul concetto di libertà d’espressione, per chiarire meglio il tutto. Libertà di stampa non significa dire quello che si vuole, ma poter trovare tutta l’informazione che si vuole.
Ecco che solamente con l’integrazione delle diversità di pensiero, dal confronto e dallo scambio di idee, si arriva alla realizzazione di obiettivi e alla giusta applicazione della democrazia, altrimenti se non si verificano queste conditio sine qua non, tecnicamente si ha a che fare con un regime.
L’ingiustificata censura, l’intollerabile rigidità, porta poi inevitabilmente ad un’eccessiva tensione, al sospetto e a volte anche allo scontro; se ad esempio vediamo come il governo francese con la sua estrema rigidità sta perdendo di mano una situazione che da giorni sta facendo rivivere ai francesi un film gia visto: L’Odio. Si, l’odio che si genera quando non esiste più un dialogo, quando si tira troppo la corda, quando si usa il cosiddetto pugno di ferro. Esprimo ancora una volta la contraddittorietà che provo nel vedere un paese basato sull’integrazione di diverse etnie, con un raffinato livello culturale e di sviluppo, che vive in questi giorni una situazione di guerriglia urbana (proprio nel quartiere, il Saint Denis, espressione della sogno multietnico francese) a causa dell’intolleranza, dall’estrema difesa delle proprie posizioni.
Tutte queste sfaccettature assurde, prodotte da una realtà cosi contraddittoria, possono essere combattute solo esaminando al suo interno l’incoerenza e i contrasti che ne scaturiscono, rapportandosi alla realtà con la stessa contraddizione che l’ha generata, vivere in contraddizione, quindi imparare a non accettarne passivamente l’incedere.

Sunday, October 23, 2005

Due pensieri sull'11 settembre.

L'11 settembre 2001 è stato sicuramente un punto di svolta a livello mondiale. Tanto se ne è parlato, ogni media si è buttato sulla notizia con breaking news, prima, reportage poi. Una domanda: C'è stata mai un'inchiesta seria che ha determinato i colpevoli di quell'attentato?


Alla fine della Fiera cosa è rimasto? Cosa si sà?
Su grillopedia ho trovato questo interessante articolo.
Come al solito è solo un dato in + su cui riflettere.

Saturday, October 22, 2005

AAh, come faremmo senza la Chiesa!

Un paio di spunti per raccogliere opinioni:
L'Italia si professa Stato laico...
nel frattempo i nostri ministri si recano dal Cardinal Ruini per erudirlo riguardo la proposta di rendere esenti da imposta ICI i beni immobili della Chiesa Cattolica...

...il magistrato ordinario presso il Tribunale di Camerino, Dott. Luigi Tosti, si astiene dal tenere udienza dal maggio scorso: chiede che dalle aule di Tribunale sia tolto il crocifisso (o che accanto ad esso vengano esposti i simboli delle altre religioni), in quanto non identificativo di tutte le coscienze e perciò lesivo del sentimento di uguaglianza di fronte alla Legge a cui tali luoghi devono ispirarsi.

Tuesday, October 18, 2005

Il ritorno del giornalismo di informazione?

Domenica scorsa, per caso, ho visto la puntata di Report su Raitre. Trattava del Caso di BankItalia, del comportamento di Antonio Fazio, nonchè della cordata di imprenditori che hanno tentato la scalata.

Devo dire che la puntata è stata molto illuminante, che un'informazione tale non si vedeva da tempo sul tubo catodico e che ancora mi chiedo come mai non è stata censurato.

Se tutti i programmi Rai fossero di questo stampo, ovvero informazione pura, allora la gente avrebbe dati oggettivi su cui pensare e le teste sarebbero attente ad ogni cambiamento.

Secondo voi è giusto che si debba gridare al miracolo quando viene trasmesso un programma giornalistico degno di tal nome e non sia la prassi in un paese democratico?


Sunday, October 16, 2005

Alcuni spunti veloci

Spunto 1)
Perchè possiamo costruire un ponte sullo Stretto di Messina da 3,88 miliardi di €, quando tagliamo su qualsiasi altro settore?
Spunto 2)
Lo sapevate che la stessa impresa che ha ottenuto l'appalto del ponte è quella che sta distruggendo un ghiacciaio in Islanda per costruire una diga che andrà a produrre energia per un acciaieria statunitense?
Per inciso, l'acciaieria sposta i suoi impianti in Islanda perchè quest'ultima, non avendo inquinato negli ultimi anni, può aumentare il suo tasso di inquinamento del 10%.
Spunto 3)
Ma se si dimette un segretario di partito della Maggioranza, urlando che nn c'è + democrazia, che il programma sottoscritto è stato disatteso non si dovrebbe sciogliere le camere e rivotare?

Sunday, October 09, 2005

Riscoprire la dialettica

Sembra che ci siano i presupposti per un incontro. Qualcosa si muove, c'è un sacco di gente che ha voglia di tornare a parlare, di confrontarsi.
Il ritorno del dialogo lo scambio di opinioni, l'attenzione alle sfumature.
Non + un passivo ascolto da scatole quadrate di plastica.
Non + una lettura passiva da rotocalchi schierati.
La gente si accorge...
La gente si organizza.
Fatelo nel vostro piccolo,
Fatelo sempre.
Parlate, comunicate e discutete.

Domanda veloce:
Perchè la coppa america vedeva tra i suoi telecronisti, persone come D'Alema o Castelli?
Secondo voi questi sono politici o sono dei personaggi dello spettacolo?

"Ai posteri l'ardua sentenza" [A.Manzoni]

Monday, October 03, 2005

La necessità di scritti chiari

Costanzo Preve è un saggista italiano. La sua produzione letteraria completa non mi è nota, tuttavia in rete sono disponibili alcuni dei suoi scritti.
Sono molto interessanti e sinceramente li ho trovati anche gradevoli dal punto di vista stilistico.
E' ora di iniziare a leggere.
Forse c'è la necessità, permettetemi storica, di uscire da questa idea dell'informazione facile, della chiara verità, dell'etere televisivo guidato.
Per questo motivo la rete è necessariamente un'ancora di salvezza.
Soltanto in altri punti si possono trovare delle informazioni superpartes, non schierate oppure schierate chiaramente in modo tale da poterle valutare con uno spirito critico.
Non necessariamente siti di controformazione, bensì scritti, produzioni, libri, saggi ... cultura.

Sunday, October 02, 2005

Scrivere le entry al blog direttamente dal proprio Desktop

E' vero, scrivere direttamente dal proprio Desktop le entry sul proprio blog forse è una comodità o forse no.

Sicuramente questa cosa andrebbe testata per un pò, e questo è il primo test.

Decisamente :-).

Perchè questo blog

Era tanto che mi girava in testa l'idea di un blog.
Vi chiederete perchè, o forse no... io invece me lo sono chiesto

Semplicemente l'idea è questa:
-Cercare di aprire un confronto su tutti i fronti con + dialogo possibile.
-Avere + di un punto di vista.

Quindi state tuned. :-)