Wednesday, November 30, 2005

L'Italia dei valori - ovvero riforme a colpi di maggioranza

La politica italiana è sempre stata animata da forti contrasti e, tanto a destra che a sinistra, i governi che si sono succeduti hanno sempre utilizzato l'arma della maggioranza per forzare la resistenza dell'opposizione, per far approvare questa o quella legge, per portare avanti un certo disegno politico piuttosto che un altro.
Quest'ordine di cose rispetta in pieno la prima regola di quel meraviglioso gioco chiamato Democrazia (ne siamo talmente pieni in occidente che tentiamo di esportarne un po': che ci facciamo sennò con tutta 'sta democrazia?).
Purtroppo la classe politica dimentica troppo spesso la seconda regola del gioco, vale a dire rispettare le minoranze per avere un dialogo costruttivo.
In fondo, gente, si tratta del destino degli italiani, della conduzione di un paese improntata al miglioramento comune, sotto tutti i profili.
Ma senza concertazione tra le parti, politiche e sociali, come può avvenire tale miglioramento?
Con la logica dell'imposizione si mascherano i problemi reali: non si può sostenere che una popolazione "sta bene" perchè sta bene il 51-55% di essa...bisogna cercare di aumentare questa percentuale.
Come? Ma è ovvio: mediando.
Qualcuno è pratico di teorie economiche? Le teorie di Nash, il dilemma del prigioniero e via discorrendo sono l'esempio di quel che andrebbe fatto, portato in scala politica.
Ma sarebbe troppa grazia, probabilmente l'italiano medio anela a molto meno: leggi giuste ed eque, servizi funzionali, un futuro che non ti faccia tanta paura da non voler mettere al mondo dei figli.
E l'apoteosi della dissennatezza è stata raggiunta con la recente approvazione del disegno di riforma costituzionale: un argomento così importante va affrontato con la necessaria maturità politica!
La Carta Costituzionale è alla base del nostro ordinamento dal 1948, stravolgere la Regula Regulorum senza dialettica tra le parti produrrà un Testo migliorabile a prescindere; e non altera forse la sostanza stessa della democrazia?

Qui trovate i principali cambiamenti per sommi capi:
Principali cambiamenti

clan banlieue?

Clan banlieue?

Durante i recenti scontri avvenuti nelle banlieue della capitale transalpina che hanno provocato un certo imbarazzo e suscitato interesse un po’in tutta Europa, sono stati espressi pensieri, ipotizzate possibili soluzioni e teorizzate eventuali cause sulle sommosse nelle periferie francesi. Da quello che è emerso ascoltando i vari dibattiti e leggendo la stampa italiana ed estera, si ha l’impressione che queste rivolte abbiano un carattere etnico-religioso, che siano generate cioè da gente musulmana che rivendica con violenza i propri disagi sociali legandosi al fanatismo religioso, o che addirittura la stessa situazione possa ripetersi nelle nostre periferie. Bene, per quanto riguarda il secondo aspetto preferirei non soffermarmi, data l’inadeguatezza e l’improponibilità del problema rapportato alla nostra realtà nazionale attuale e futura (qualcuno ha provato a comparare le due situazioni, evidentemente perché non ha mai messo piede nelle cité francesi). Per quanto concerne invece il primo punto è necessario fare subito una precisazione, anche se ad ogni modo sarebbe opportuno prima di tutto avere il buon senso di non immolarsi gratuitamente e mobilitarsi di colpo per le cause più svariate quando non si conosce sostanzialmente la radice del problema. Bisogna precisare definitivamente che non esiste alcun legame tra la religione e gli scontri, ma riconoscere allo stesso tempo che la degradazione e la frustrazione sostanziale sono incontestabilmente la causa scatenante. Associare, in questo momento storico, conflitti sociali al fanatismo religioso, legare l’estremismo a questi scontri è incosciente e pericoloso. E’ giusto riconoscere che i quartieri in questione sono dei posti abbastanza tristi, poveri di servizi e divertimenti, ma le persone che ci abitano sono assolutamente normali e non hanno niente a che vedere col terrorismo. Se la maggior parte dei rivoltosi è musulmana è semplicemente perché nelle cité ci abitano quasi esclusivamente musulmani. L’islam condanna la violenza, e questo la Francia lo sa; il popolo francese però è dotato di un profondo spirito rivoluzionario ( eredità spirituale che indiscutibilmente hanno assimilato nella loro cultura dopo i moti del 1789), che li porta ad esternare il proprio dissenso adottando a volte misure estreme. Sono state proprio le dichiarazioni sbandierate, in primis dal mondo politico, ad offendere e provocare gli abitanti delle banlieue, ottenendo come unico risultato l’incalzare di tensione e violenze. Le auto incendiate rappresentano un gesto disperato, uno sfogo impetuoso che maschera però una debolezza sostanziale, un’impotenza politica e un bisogno di considerazione che oserei accostare come comportamento a quello dei bambini, i quali attirano l’attenzione dei genitori con ogni mezzo a disposizione. In fondo, il problema è che questi ragazzi si sentono respinti e discriminati dalla stessa società francese pur facendone parte e volendone far parte, provano un profondo sentimento d’ingiustizia economica nei confronti di un pese che avanza dimenticandosi di loro. L’incapacità di reagire con mezzi politici, il sentimento d’impotenza e d’avvilimento dato dall’essere considerati cittadini di serie b, porta poi a formulare un’accusa abbastanza grave nei confronti dello stato francese: di essere cioè razzista coi propri figli. Francamente ritengo importante ricordare che comunque la Francia è forse il paese che meglio interpreta la concretezza dello stato sociale, il grado di assistenza e sovvenzioni di cui i cittadini usufruiscono è tra i più elevati in Europa. Credo che per affrontare e capire meglio tutta questa storia, sia giusto scindere su due piani differenti le possibili analisi derivanti dal problema in questione. Mi è sembrato interessante discutere inizialmente l’aspetto sociologico, analizzare cioè la psicologia che si nasconde dietro queste sommosse, ora però bisogna spiegare tecnicamente quali sono le difficoltà, i disagi e soprattutto analizzare le rivendicazioni della gente delle banlieue. Cominciamo col dire che le citè sono degli alloggi popolari, solitamente grossi agglomerati di cemento purissimo e grigissimo adornate da strade più deserte dei film western, dove normalmente in ogni casa vive il doppio delle persone consentite e dove non esiste alcun tipo di controllo da parte della polizia o se esistono sono affidati a gente inesperta e terrorizzata solo all’idea. Questi sono solo gli aspetti più positivi del vivere in una banlieue, perchè bisogna ancora considerare ad esempio che sono delle zone a declino industriale, cioè dove nessuno apre un’attività neanche se costretto con la forza; molte di queste periferie sono quasi isolate dai mezzi pubblici, il che alimenta la convinzione di vivere ghettizzati, per non parlare poi dell’insopportabile sensazione di avere sempre gli occhi addosso quando si esce fuori dal proprio ghetto. Lo sapete dove c’è il più alto tasso di disoccupazione in Francia?
Ebbene cominciamo ad analizzarli tutti questi piccoli disagi, proviamo ad immedesimarci un po’…ora, quando davanti ad una disgrazia nella quale due ragazzi perdono la vita, prescindendo dalle cause e dalle responsabilità, come la prendereste se i massimi rappresentanti del governo (nella fattispecie il premier Nicolas Sarkozy) reagiscono con dichiarazioni sprezzanti, definendo teppisti, feccia, gli abitanti delle periferie e impegnandosi cuore e anima per ripulire da cima a fondo le banlieue? Forse cosi riusciamo meglio a comprendere delle reazioni che cominciano già a sembrare più umane, se consideriamo che i giovani delle banlieue non hanno ammazzato nessuno, ma che hanno incendiato delle macchine considerate come il simbolo della società consumistica occidentale. La maggior parte dei francesi non sa neanche come sono morti quei due ragazzi, e tutto sarebbe finito li se non ci fossero state le insopportabili accuse, gli insulti rivolti contro una parte di francesi che si è sentita necessariamente umiliata.
Ora la patata bollente se la stanno dividendo Sarkozy e Villepin, dato che il secondo è subito intervenuto per cercare di calmare gli animi, c’è chi dice che Sarkosy abbia addirittura interessi politici e che possa trarre vantaggio da questa situazione, ma tralasciandola fantapolitica, la mia impressione è che ci sia in atto una sorta di corsa all’idea più geniale. Diverse, infatti, sono state le illuminanti strategie avanzate per risolvere questo problema alla base, ve ne dico due che personalmente ritengo fenomenali. Una è brevettata da Dominique de Villepin, secondo il quale tutti gli studenti stranieri (in particolare proprio i magrebini) che ogni anno numerosi arrivano in Francia, alla fine degli studi non sempre ritornano nel paese d’origine. Ebbene secondo Villepin rimanendo sul territorio gallico, potenzialmente potrebbero vivere in clandestinità e trasformarsi di conseguenza da studenti in perfetti criminali. La seconda, ugualmente affascinante, è legata da un filo sottile alla prima, teorizzando in pratica che uno straniero\a (naturalmente sempre di origine magrebina) vivendo in Francia per molto tempo, possa anche conoscere delle ragazze\i francesi, quindi innamorarsene e costruire magari una famiglia non puramente francese. Ma il problema è che la maggior parte di questi matrimoni sarebbero viziati in quanto non sono unioni frutto dell’amore, ma realizzate esclusivamente per consentire di conseguire la tanto desiderata cittadinanza francese. Per ora il consiglio è di stare attenti a chi vogliate sposare.
Che non ci sia veramente l’amore alla base di questo strano fenomeno?





Angelo Bruno

Sunday, November 27, 2005

La crisi di una nazione. L'economia italiana analizzata dall'Economist

L'economist ha pubblicato un articolo dove parla dell'economia italiana, della condizione attuale dell'italia.

Non sono belle parole, non è per niente rilassante ed anzi è molto turbante.

Link Economist -- in inglese

Estratto in italiano x chi non masticasse l'inglese, o lo volesse leggere in italiano .
Don Chisciotte

Saturday, November 26, 2005

Parlamento Pulito

Da tempo sappiamo tutti chi sono gli illustri signori che abitano le stanze dei bottoni in Italia...
Non è un mistero che accanto a soggetti degni di stima al di là dei propri credo politici vi siano personaggi che non possono essere esattamente definiti il massimo del candore.
Attraverso quel megafono vivente che è Beppe Grillo, più lo si relega ai margini dei mezzi di comunicazione più è capace di urlare il suo sdegno, si sta portando avanti una iniziativa che sta facendo molto discutere, sul web e non.
Si tratta del recente acquisto da parte di Beppe Grillo, con l'aiuto dei suoi sostenitori, di una pagina dell'Herald Tribune in cui si diceva che in Italia vi sono diversi parlamentari che hanno riportato vari generi di condanne (i nomi di questi signori non sono stati pubblicati direttamente ma sono stati forniti i link dove poterli reperire).
Il dibattito è acceso, come si può constatare qui: http://www.beppegrillo.it/2005/11/stand_up_clean.html

Alcuni propongono di esercitare un nostro diritto costituzionale e cioè di promuovere una legge popolare che vieti la candidatura di soggetti con la fedina penale non proprio intonsa.
http://www.beppegrillo.it/2005/11/la_societa_dei.html

Ora altre persone possono contribuire se condividono questa linea

Tuesday, November 22, 2005

La legge 194 -- lo stato laico paga pegno?

E' di questi giorni la notizia sulla controversia aperta dal segretario dell'UDC, riguardo l'istituzione di una commissione d'inchiesta sulla reale applicazione della legge 194.

La legge 194 è quella che regolamenta l'aborto. Perchè un segretario di un partito deve lanciare una battaglia ideologica su un tema come questo, a pochi mesi dalle elezioni, ed a fine legislatura?

Per pubblicità pre-elettorale?
o per ....

Perchè uno stato laico come quello italiano deve sopportare in questo modo l'intrusione della Santa Sede nella sua legislazione?

Sinceramente non capisco questo accanimento contro la possibilità di scelta che viene ora offerta alle persone, alle coppie, alle donne italiane. Che c'è di male? Chi potrà meglio interpretare e capire cosa fare in un momento tanto delicato?
La coppia che si trova all'interno dell'evento, o un parlamentare completamente estraneo alla vicenda?

Difendiamo questo scampolo di libertà dopo il grande errore della fecondazione assistita e della sperimentazione sulle cellule staminali embrionali che potevano, forse, salvare tantissime vite.

Se molte vite verranno salvate, non sarà grazie alla ricerca scientifica italiana, bensì alla ricerca scientifica di altri paesi... e pensare ai nostri centri di eccellenza... e pensare che bisognerebbe lasciare un mondo migliore..

Wednesday, November 16, 2005

Un pò di "luce" sui cieli di Falluja

Esistono, o meglio, hanno diritto di esistere armi chimiche "non vietate"?
Una domanda di questo genere dovrebbe essere retorica mentre c'è ben poco di retorico o scontato intorno a quello che è successo in Iraq dall'inizio di questa assurda ed ingiustificata guerra (non mi riesce proprio di non prendere posizione di fronte alle notizie che giornalmente rimbalzano da un network all'altro).
L'Iraq è stato attaccato per difendere la collettività internazionale dalle sue armi di distruzione di massa, peccato che ad oggi non ne sia ancora stata provata l'esistenza.
Intanto la gente, civili e non, continua a morire sull'uno e sull'altro fronte.
Perchè appoggiare con tanta ottusa cecità la politica estera portata avanti dall'amministrazione Bush quando le presunte ragioni dell'occupazione americana in Iraq vengono smontate pezzo pezzo ogni giorno?
Guardate qua: falluja mon amour
Chi, tra noi, vorrebbe essere considerato complice di questo?
E, da ultimo, chi difende l'umanità dalle armi chimiche (NON VIETATE, PER CARITA'!!) degli USA?

Monday, November 14, 2005

Conferenza delle nazioni unite. Una finestra privilegiata

In breve: Si sta tenendo in tunisia la conferenza delle nazioni unite, volta a controllare e regolamentare la rete.
Tutte le delegazioni sono lì presenti e la discussione è ovviamente abbastanza seria nonchè interessante per le immaginabili ripercussioni.

La novità: La novità questa volta è che è possibile seguire le vicende di questo evento, dal basso. Infatti un delegato italiano presente a questa conferenza tiene un blog, in cui rende noto lo sviluppo della questione. Day by day.

La via: Pensate se si riuscisse a creare un'infrastruttura di questo tipo, dove le informazioni provengono da persone informate dei fatti, molto semplicemente perchè sono loro i protagonisti, e non da i classici mezzi d'informazione, il più delle volte approssimativi, non oggettivi e disinformati

Friday, November 04, 2005

sta cominciando la fine

Sta cominciando la fine



In questo che sembra essere un momento di propaganda alternativa e forse anche un pò sovversiva, dove rispuntano fuori gli epurati dalla televisione, dove vengono criticati i palinsesti televisivi,dove la gente non viene più etichettata di destra o di sinistra, ma rock o lenta, e dove l’Italia ha il bisogno di dividersi tra Albano e la Leccio, sento di dover esprimere il mio punto di vista.
Sembra che i primi, importanti segnali stia arrivando, ma sarà veramente l’inizio della fine?
Analizzando tutta questa serie d’improponibili contraddizioni davanti al televisore, durante un pausa pranzo, in un consueto momento di zapping sfrenato, mi sono ritrovato di fronte ad una piacevole sorpresa, e non parlo del nuovo doppio appuntamento con i Simpsons, ma del ritorno geniale del coinvolgente Blu notte di C.Lucarelli, una comparsa inaspettata, ma decisamente gradita.
Credo che questa scelta audace e particolare, sia in decisa controtendenza, innanzi tutto rispetto all’usuale collocazione oraria del programma, e che si allinei al tentativo di voler cambiare qualcosa nella nostra forma di comunicazione e di fare informazione.
Ebbene la franchezza, la veridicità e la voglia di giustizia, racconta magistralmente da parte di C.Lucarelli, cosi sfrontatamente esposta agli italiani, mentre sono tutti a tavola a mangiare, non più quindi inosservata, segregata e occultata in orari poco popolari è un altro buon segnale anacronistico, fatto contro quel tentativo d’assoggettamento culturale al quale siamo esposti da tempo.
Proprio Lucarelli che qualche giorno fa ,in occasione del trentesimo anniversario della morte del maestro Pasolini, delle circostanze misteriose legate ad essa e ai dubbi usciti dal processo, ricordava come il suo spirito non fosse tanto morto, ma anzi si sia perfettamente conservato e che il suo sia stato un grosso esempio su come porsi sempre delle domande, di come bisogna analizzare la società e desiderare la cultura.
E allora la linea sottile che unisce tutti questi personaggi, da Lucarelli a Pasolini, da Celentano ai reality, è forse proprio la voglia di distaccarsi da una realtà contraddittoria, bugiarda, che ci sta stretta.
Si sta provando ad esprimere francamente e liberamente il proprio disagio o cercare vie alterne al nostro bisogno di sapere, osservare quello che ci sta attorno giudicandone appunto l’incredibile contraddizione che genera.
La contraddittorietà di aver un premio nobel come Dario Fo che non ha spazio per esprimerci il suo
talento, un uomo come Beppe Grillo considerato dalla stampa di tutto il mondo un grande
precursore, intenditore d’economia e che in Italia non può più illuminarci in televisione, e di contro avere il signor Feltri o la Lecciso ogni giorno che parlano a migliaia d’ italiani… ma non è di questi nostri illustri rappresentanti che vorrei parlare; preferirei fare una precisazione sul concetto di libertà d’espressione, per chiarire meglio il tutto. Libertà di stampa non significa dire quello che si vuole, ma poter trovare tutta l’informazione che si vuole.
Ecco che solamente con l’integrazione delle diversità di pensiero, dal confronto e dallo scambio di idee, si arriva alla realizzazione di obiettivi e alla giusta applicazione della democrazia, altrimenti se non si verificano queste conditio sine qua non, tecnicamente si ha a che fare con un regime.
L’ingiustificata censura, l’intollerabile rigidità, porta poi inevitabilmente ad un’eccessiva tensione, al sospetto e a volte anche allo scontro; se ad esempio vediamo come il governo francese con la sua estrema rigidità sta perdendo di mano una situazione che da giorni sta facendo rivivere ai francesi un film gia visto: L’Odio. Si, l’odio che si genera quando non esiste più un dialogo, quando si tira troppo la corda, quando si usa il cosiddetto pugno di ferro. Esprimo ancora una volta la contraddittorietà che provo nel vedere un paese basato sull’integrazione di diverse etnie, con un raffinato livello culturale e di sviluppo, che vive in questi giorni una situazione di guerriglia urbana (proprio nel quartiere, il Saint Denis, espressione della sogno multietnico francese) a causa dell’intolleranza, dall’estrema difesa delle proprie posizioni.
Tutte queste sfaccettature assurde, prodotte da una realtà cosi contraddittoria, possono essere combattute solo esaminando al suo interno l’incoerenza e i contrasti che ne scaturiscono, rapportandosi alla realtà con la stessa contraddizione che l’ha generata, vivere in contraddizione, quindi imparare a non accettarne passivamente l’incedere.