Per ricordare l’anniversario degli scontri avvenuti l’anno scorso nelle banlieue parigine, si è deciso di riappicare il fuoco. A distanza di un anno, infatti, la gente dei quartieri emarginati ha voluto lanciare un segnale ben preciso: niente è cambiato. Nulla è cambiato perchè innanzi tutto la loro situazione non è si modificata, la repressione l’intransigenza e l’incomunicabilità dello stato sono rimaste le stesse e soprattutto i modi di manifestare il malcontento ed il disagio si sono ripetuti. Il metter fuoco ad un autobus, significa attaccare uno dei pochi servizi che lo stato concede, il trasporto; allo stesso tempo manifesta la volontà di marcare il proprio territorio.
Questa volta l’intensità della rivolta non sembra più la stessa, nel senso che si ha l’impressione che questa tregua di un anno sia stata voluta in primis dagli abitanti delle banlieue. Non si poteva continuare tutte le notti ad appiccare incendi ad auto e a bus, la linea che separa chi manifesta con rabbia la propria indignazione e chi si trasforma occasionalmente in un criminale è sottile e non conviene oltrepassarla.
Nel corso di quest’anno non è stata avanzata alcuna proposta per risolvere un problema che è congenito allo Stato, né tanto meno si è più affrontata la questione con la stessa importanza. L’attenzione ora, infatti, è rivolta quasi solo ed esclusivamente sulla ormai imminente campagna elettorale presidenziale. L’interesse mediatico e politico non si è dimostrato continuo nel perseguire un’azione diretta a comprendere meglio e quindi risolvere questa difficile situazione che risulta a questo punto da troppo tempo irrisolta.
La Repubblica francese ha il dovere di garantire ad ognuno dei propri cittadini le stesse possibilità. I doveri di uno stato devono essere incondizionati e indiscriminati, cosi come i diritti dei cittadini devono essere gli stessi per tutti, senza distinzione di origine. Lo stato francese lo deve a questi cittadini, a maggior regione perchè alcuni di loro forse neanche volevano essere di origine francese. La Francia deve riconoscere tutti i propri figli sempre, non solo quando c’è bisogno di formare una squadra di calcio o di atletica. Non è tanto difficile capire l’indignazione dei cittadini delle banlieue, delle cité o semplicemente degli abitanti dei quartieri periferici, bisogna immedesimarsi in persone che vivono in un paese con lo stato sociale più avanzato d’Europa e forse del mondo, ma che sono discriminati ed emarginati dai propri concittadini, nella loro stessa società. Bisogna riconoscere in ogni modo che questa condizione di disagio viene maggiormente accusata e messa in risalto nella capitale; l’antinomia tra lo sfarzo, la magia e la ricchezza di Parigi e la situazione dei quartieri di periferia aggrava il senso di privazione e di estraneità. Secondo la psicologia sociale, il sentimento di insoddisfazione e di disagio è inversamente proporzionale all’uguaglianza sociale, in pratica più ci si accorge che la gente vive in condizioni differenti, migliori dalle nostre, più aumenta il proprio senso di insoddisfazione. Questo però non vuol dire che il problema è circoscritto solo alla periferia di Parigi, i disagi ci sono e ci sono in tante città. Qualche giorno fa ad esempio anche a Marsiglia è avvenuto un episodio criminoso indubbiamente legato ai moti parigini. La notte del 28 Ottobre appena trascorsa, alcuni ragazzi dei quartieri nord di Marsiglia si sono impossessati di un bus di linea in servizio e lo hanno incendiato con della benzina. L’azione ha avuto come risultato un ferito che ancora versa in gravi condizioni, con ustioni in quasi tutto il corpo all’ospedale della Concéption di Marsiglia. Dopo pochi giorni di indagini quattro giovani di età compresa tra i 15 ed i 20 anni sono stati messi in stato di fermo presso la gendarmeria francese, un quinto è stato rilasciato in quanto non ha partecipato direttamente all’incendio del bus. Il primo ministro francese Nicola Sarkozy a distanza di cinque giorni dai fatti avvenuti si è recato tempestivamente a Marsiglia e non ha fatto altro che dichiarare tutto il proprio sdegno per una tale azione criminosa e tanto per stemperare un pò il clima, afferma che bisogna dare una punizione esemplare a questi piccoli terroristi; secondo Sarkozy infatti, i quattro “teppistelli” devono essere giudicati come se fossero maggiorenni. Non si corre il rischio concreto che da un semplice caso isolato si possa passare alla haine (odio) vera e propria a causa di tanta intolleranza?
Tanto per la cronaca, il primo ministro è stato accusato di azioni di comunicazione pro campagna elettorale: un’esposizione mediatica accentuata, estremista, poco tempestiva e ben studiata a tavolino, in pratica semplice propaganda. Strumentalizzare questo caso per farne un misero copione politico? Il nostro spirito critico e il beneficio del dubbio ci consentono almeno di pensarlo.
Appare chiaro che si tratta di un caso di emulazione degli scontri parigini compiuto da quattro ragazzini di Marsiglia. Non è né il primo caso né tanto meno sarà l’ultimo, se ne sono verificati di simili a Lione e a Touluse durante l’anno; ma allora a chi conviene gettare ancora più benzina sul fuoco? Creare un clima di paura abbinato ad uno stato di polizia è la migliore strategia politica per la conservazione del potere.
Il comportamento dello Stato francese e delle sue istituzioni che non fanno niente per risolvere il problema ma che reprimono con pene esemplari e con l’invio di truppe speciali a Marsiglia per combattere la criminalità non è da condannare?
Ma quale criminalità bisogna combattere, quella di quattro ragazzi minorenni che per emulazione hanno compiuto un gesto sconsiderato, o quella di chi si avvale del potere in maniera ancor più sconsiderata?
Da Parigi a Marsiglia, da Marsiglia a Napoli, dove lo stato italiano ancora non riesce o non vuole combattere un problema, quello della camorra, che anch’esso è congenito allo stato. È nato con il nostro stato, ma non si riesce a risolvere, anzi una volta che si è quasi in prossimità della soluzione si fa un bella amnistia per far ritornare tutto com’era prima.
Siamo alle solite: dopo una cattiva gestione della Campania e dei suoi criminali ora il governo non solo invierà l'esercito per combattere la camorra, ma in più concederà elargizioni di denaro al sudicio intrallazzo politica-crimine. Sappiamo infatti benissimo che i fondi a pioggia servono solo a rinforzare la classe parassitaria che vive degli appalti pubblici; i napoletani lo sanno bene di essere costretti a vivere in collusione tra potere politico e potere camorrista.
Forse le nostre società non possono fare a meno di certi problemi; o forse è proprio l’animo umano che non è predisposto per vivere in pace con gli altri. Non vuole essere questo un discorso demagogico o generalista, ma una semplice considerazione generale su diversi episodi che sembrano avere delle radici comuni nelle nostre differenti società. Si parla sempre di pace, ma quanti paesi sono effettivamente in pace, dove non si spara dove non si muore. Tante, troppe guerre, Grandi, piccole, piccolissime, civili, fredde, religiose...!?
Da Parigi a Marsiglia come da Marsiglia a Napoli, ma come anche da Napoli a qualsiasi altro paese dove ci sono belligeranze, ostilità, conflitti civili, alimentate da non so quali ideali o interessi che non fanno altro che dividere la gente e agevolare la conservazione della gran vecchia classe dirigente, arbitro parziale di ogni incontro.
Parigi , Marsiglia, Napoli semplicemente storie di ordinaria criminalità.
Angelo Bruno
Storie di ordinaria follia.
ReplyDeleteL'esasperazione riempie questo enorme recipiente di rabbia e, quando la misura è colma, la pressione fa esplodere la reazione violenta di coloro che si sentono i reietti della società cosiddetta "civile".
Quella stessa società che più si va avanti e più ci parla di integrazione, solidarietà ed altre fregnacce, per poi dimostrare puntualmente quanto questi valori siano lontani dalla mentalità borghese.
E poi ci si lamenta degli immigrati perchè "sono tutti delinquenti, poco di buono, spacciatori, stupratori, ladri, assassini, accattoni, drogati" e via discorrendo.
Ma questa gente era così anche nella sua patria natìa?
Ne dubito. Ma allora la domanda che l'omino sputasentenze dovrebbe farsi è: perchè da noi diventano così? Sarebbero così se avessero un onesto lavoro, se non fossero sfruttati dal caporale di turno come schiavi, o segregati in qualche loculo, privati dei documenti, costretti a PAGARE per lavorare (????) ecc.?
L'omino sputasentenze dovrebbe chiedersi se la nostra società sta concedendo a questa gente la chance per vivere onestamente!
La risposta, credo, sia sotto gli occhi di tutti. L'Italia non fa certo eccezione, anzi, si erge ad esempio tipico: il ghetto di Padova riassume in pieno il modo in cui il nostro paese affronta il problema dell'integrazione delle etnie diverse dalla nostra.
..il "ghetto" di Padova è una situazione complicata..che si trascina da anni, forse da troppi..
ReplyDeleteio a Padova ci vivo (o perlomeno vicino) e la situazione di Via Anelli la conosco..
Bisogna fare attenzione a confondere "mancanza d'integrazione" con "criminalità"..e purtroppo queste due cose spesso si confondono, nonostante siano ben distinte..
La criminalità non ha sesso, colore o nazionalità...è un cancro che bisogna sconfiggere con ogni mezzo..
Via Anelli è un territorio letteralmente colonizzato da CRIMINALI, indipendentemente dal fatto che siano persone di nazionalità NON italiana...
E' troppo facile parlare di Padova solo quando degli onesti cittadini, nell'estremo tentativo di attirare l'attenzione verso una situazione oramai insostenibile, tirano su un "muro" con puro intento dimostrativo e che vuole lanciare un segnale di aiuto..
un muro NON razzista..ma contro i criminali..
E' troppo facile fare delle manifestazioni demagogiche e ridicole (i no-global tanto per cambiare!) verso il presunto razzismo dei cittadini padovani..
Non ho visto nessuno di loro, però, alzare la voce quando quotidianamente in quella zona si assiste ad accoltellamenti, zuffe, furti e spaccio..chissà perchè!!(..forse sono loro clienti???)
La situazione è grave e seria...Padova è cambiata molto rispetto a una decina d'anni fa..troppo..
Oramai si ha paura di girare la sera in determinate zone..e da cittadino onesto mi sono rotto le palle..
..che sia l'esercito, la polizia..e se serve anche un muro..chissenefrega..
io voglio avere la libertà di camminare tranquillamente nella mia città..
Non possiamo essere sempre noi quelli che sbagliano, quelli che non danno un lavoro onesto, quelli che non gli danno una casa, quelli che non gli danno un pasto caldo e un bacio sulla guancia quando arrivano in Italia..
ATTENZIONE..perchè questa sta diventando una scusa..
Non vedo dall'altra parte uno sforzo di integrazione, un tentativo di accettare le regole..
Vedo invece solo un rifugiarsi in una situazione comoda e più facile: la criminalità, sfruttando le nostre discussioni filosofiche sull'integrazione degli stranieri..
..e finchè noi discutiamo..loro sparano, rubano e spacciano..
..ci vuole un freno..e una collaborazione da parte loro..
Sono d'accordo..bisogna rivedere tutte le leggi che riguardano l'immigrazione, tutte le procedure per l'assistenza e l'inserimento..c'è bisogno di dialogo e comprensione..ma intanto..
..intanto sto con i "razzisti" cittadini padovani..
In effetti il problema base è uno solo. Tracciare la linea tra i criminali e le persone oneste.
ReplyDeleteNon c'è il discorso del razzismo e non sta in piedi nemmeno quello degli emarginati.
Per come la vedo io è la "persona" che cambia tutto quanto.
Ce chi dice che l'occasione rende l'uomo ladro ed anche questo è stato + volte provato.
Però per me rimane il fatto che se uno è un delinquente è delinquente in ogni posto.
Serve lo sforzo comune da entrambe le parti, ma come io rispetto, anche se nn approvo, alcune leggi di stati stranieri e semplicemente mi ci attengo, richiedo ed esigo lo stesso comportamento.
La legge è uguale per tutti, sia che sei blu o puffo. Se la legge è sbagliata và cambiata in maniera veloce (sicuramente il parlamento italiano è semplicemente inadeguato ed incapace di vedere + in là degli interessi di ogni parlamentare).
E' sicuramente complicato, ma ci vuole una riflessione attenta alla cosa.
non fermiamoci al colore della pelle o ai luoghi comuni, chiediamoci che cosa fà questa gente per vivere?
Lavora come tutti e vive nella legalità, o commetti dei crimini?
Questa, secondo me è la domanda fondamentale. E una persona può scegliere da che parte stare.
Una volta individuata la risposta è facile:
i primi sono tutelati dalla Costituzione e dalla Legge Italiana, i secondi sono perseguiti.