Wednesday, November 30, 2005

clan banlieue?

Clan banlieue?

Durante i recenti scontri avvenuti nelle banlieue della capitale transalpina che hanno provocato un certo imbarazzo e suscitato interesse un po’in tutta Europa, sono stati espressi pensieri, ipotizzate possibili soluzioni e teorizzate eventuali cause sulle sommosse nelle periferie francesi. Da quello che è emerso ascoltando i vari dibattiti e leggendo la stampa italiana ed estera, si ha l’impressione che queste rivolte abbiano un carattere etnico-religioso, che siano generate cioè da gente musulmana che rivendica con violenza i propri disagi sociali legandosi al fanatismo religioso, o che addirittura la stessa situazione possa ripetersi nelle nostre periferie. Bene, per quanto riguarda il secondo aspetto preferirei non soffermarmi, data l’inadeguatezza e l’improponibilità del problema rapportato alla nostra realtà nazionale attuale e futura (qualcuno ha provato a comparare le due situazioni, evidentemente perché non ha mai messo piede nelle cité francesi). Per quanto concerne invece il primo punto è necessario fare subito una precisazione, anche se ad ogni modo sarebbe opportuno prima di tutto avere il buon senso di non immolarsi gratuitamente e mobilitarsi di colpo per le cause più svariate quando non si conosce sostanzialmente la radice del problema. Bisogna precisare definitivamente che non esiste alcun legame tra la religione e gli scontri, ma riconoscere allo stesso tempo che la degradazione e la frustrazione sostanziale sono incontestabilmente la causa scatenante. Associare, in questo momento storico, conflitti sociali al fanatismo religioso, legare l’estremismo a questi scontri è incosciente e pericoloso. E’ giusto riconoscere che i quartieri in questione sono dei posti abbastanza tristi, poveri di servizi e divertimenti, ma le persone che ci abitano sono assolutamente normali e non hanno niente a che vedere col terrorismo. Se la maggior parte dei rivoltosi è musulmana è semplicemente perché nelle cité ci abitano quasi esclusivamente musulmani. L’islam condanna la violenza, e questo la Francia lo sa; il popolo francese però è dotato di un profondo spirito rivoluzionario ( eredità spirituale che indiscutibilmente hanno assimilato nella loro cultura dopo i moti del 1789), che li porta ad esternare il proprio dissenso adottando a volte misure estreme. Sono state proprio le dichiarazioni sbandierate, in primis dal mondo politico, ad offendere e provocare gli abitanti delle banlieue, ottenendo come unico risultato l’incalzare di tensione e violenze. Le auto incendiate rappresentano un gesto disperato, uno sfogo impetuoso che maschera però una debolezza sostanziale, un’impotenza politica e un bisogno di considerazione che oserei accostare come comportamento a quello dei bambini, i quali attirano l’attenzione dei genitori con ogni mezzo a disposizione. In fondo, il problema è che questi ragazzi si sentono respinti e discriminati dalla stessa società francese pur facendone parte e volendone far parte, provano un profondo sentimento d’ingiustizia economica nei confronti di un pese che avanza dimenticandosi di loro. L’incapacità di reagire con mezzi politici, il sentimento d’impotenza e d’avvilimento dato dall’essere considerati cittadini di serie b, porta poi a formulare un’accusa abbastanza grave nei confronti dello stato francese: di essere cioè razzista coi propri figli. Francamente ritengo importante ricordare che comunque la Francia è forse il paese che meglio interpreta la concretezza dello stato sociale, il grado di assistenza e sovvenzioni di cui i cittadini usufruiscono è tra i più elevati in Europa. Credo che per affrontare e capire meglio tutta questa storia, sia giusto scindere su due piani differenti le possibili analisi derivanti dal problema in questione. Mi è sembrato interessante discutere inizialmente l’aspetto sociologico, analizzare cioè la psicologia che si nasconde dietro queste sommosse, ora però bisogna spiegare tecnicamente quali sono le difficoltà, i disagi e soprattutto analizzare le rivendicazioni della gente delle banlieue. Cominciamo col dire che le citè sono degli alloggi popolari, solitamente grossi agglomerati di cemento purissimo e grigissimo adornate da strade più deserte dei film western, dove normalmente in ogni casa vive il doppio delle persone consentite e dove non esiste alcun tipo di controllo da parte della polizia o se esistono sono affidati a gente inesperta e terrorizzata solo all’idea. Questi sono solo gli aspetti più positivi del vivere in una banlieue, perchè bisogna ancora considerare ad esempio che sono delle zone a declino industriale, cioè dove nessuno apre un’attività neanche se costretto con la forza; molte di queste periferie sono quasi isolate dai mezzi pubblici, il che alimenta la convinzione di vivere ghettizzati, per non parlare poi dell’insopportabile sensazione di avere sempre gli occhi addosso quando si esce fuori dal proprio ghetto. Lo sapete dove c’è il più alto tasso di disoccupazione in Francia?
Ebbene cominciamo ad analizzarli tutti questi piccoli disagi, proviamo ad immedesimarci un po’…ora, quando davanti ad una disgrazia nella quale due ragazzi perdono la vita, prescindendo dalle cause e dalle responsabilità, come la prendereste se i massimi rappresentanti del governo (nella fattispecie il premier Nicolas Sarkozy) reagiscono con dichiarazioni sprezzanti, definendo teppisti, feccia, gli abitanti delle periferie e impegnandosi cuore e anima per ripulire da cima a fondo le banlieue? Forse cosi riusciamo meglio a comprendere delle reazioni che cominciano già a sembrare più umane, se consideriamo che i giovani delle banlieue non hanno ammazzato nessuno, ma che hanno incendiato delle macchine considerate come il simbolo della società consumistica occidentale. La maggior parte dei francesi non sa neanche come sono morti quei due ragazzi, e tutto sarebbe finito li se non ci fossero state le insopportabili accuse, gli insulti rivolti contro una parte di francesi che si è sentita necessariamente umiliata.
Ora la patata bollente se la stanno dividendo Sarkozy e Villepin, dato che il secondo è subito intervenuto per cercare di calmare gli animi, c’è chi dice che Sarkosy abbia addirittura interessi politici e che possa trarre vantaggio da questa situazione, ma tralasciandola fantapolitica, la mia impressione è che ci sia in atto una sorta di corsa all’idea più geniale. Diverse, infatti, sono state le illuminanti strategie avanzate per risolvere questo problema alla base, ve ne dico due che personalmente ritengo fenomenali. Una è brevettata da Dominique de Villepin, secondo il quale tutti gli studenti stranieri (in particolare proprio i magrebini) che ogni anno numerosi arrivano in Francia, alla fine degli studi non sempre ritornano nel paese d’origine. Ebbene secondo Villepin rimanendo sul territorio gallico, potenzialmente potrebbero vivere in clandestinità e trasformarsi di conseguenza da studenti in perfetti criminali. La seconda, ugualmente affascinante, è legata da un filo sottile alla prima, teorizzando in pratica che uno straniero\a (naturalmente sempre di origine magrebina) vivendo in Francia per molto tempo, possa anche conoscere delle ragazze\i francesi, quindi innamorarsene e costruire magari una famiglia non puramente francese. Ma il problema è che la maggior parte di questi matrimoni sarebbero viziati in quanto non sono unioni frutto dell’amore, ma realizzate esclusivamente per consentire di conseguire la tanto desiderata cittadinanza francese. Per ora il consiglio è di stare attenti a chi vogliate sposare.
Che non ci sia veramente l’amore alla base di questo strano fenomeno?





Angelo Bruno

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